Innovazione normativa

Innovazione normativa: anticipare il cambiamento per restare competitivi

Come le nuove normative stanno ridefinendo il settore dell’igiene aeraulica – Un articolo di Andrea Casa, per Alisea Journal

L’introduzione di questi nuovi standard europei ha ridefinito completamente il modo in cui progettiamo, installiamo e manuteniamo gli impianti di trattamento aria. Ma dietro questi cambiamenti normativi c’è molto di più: c’è una visione di futuro che mette al centro la salute delle persone e la sostenibilità ambientale.
Come professionisti RSPP e HSE, siete in prima linea in questa trasformazione. Le nuove normative non sono solo obblighi da rispettare, ma strumenti che possono fare la differenza nella qualità dell’aria che voi e i vostri collaboratori respirate ogni giorno. Facciamo il punto su cosa è cambiato e, soprattutto, su come prepararsi a ciò che verrà.

UNI EN 15780:2025: La nuova era della gestione igienica degli impianti

A settembre 2025 è stata recepita in Italia la nuova versione della UNI EN 15780, norma fondamentale per la gestione igienica dei sistemi di ventilazione. L’ultimo aggiornamento risaliva al 2011: quattordici anni in cui il settore è profondamente cambiato, le tecnologie si sono evolute e la consapevolezza sulla qualità dell’aria è cresciuta enormemente.
Le novità più significative? Due in particolare meritano la vostra attenzione. Prima di tutto, l’Allegato J dedicato specificamente ai sistemi di aspirazione fumi incombusti per cucine commerciali. Se gestite strutture con mense aziendali, ristoranti o hotel, questo allegato diventa il vostro riferimento essenziale. La norma finalmente riconosce che questi impianti hanno caratteristiche uniche e richiedono approcci specifici. L’Allegato K, invece, introduce il metodo di test mediante strofinamento (wiping test), che permette una valutazione immediata dello stato igienico in situ.

Ma la vera innovazione sta nell’approccio sistematico che la norma promuove: dalla progettazione all’installazione, dalla manutenzione alla verifica, ogni fase del ciclo di vita dell’impianto deve considerare gli aspetti di gestione igienica. Non più interventi spot, ma una gestione integrata che garantisce qualità dell’aria costante nel tempo.

Il grande cambio: da UNI 10339 a UNI EN 16798

Luglio 2024 ha segnato uno spartiacque storico: la UNI 10339, riferimento per i progettisti italiani dal 1995, è stata ufficialmente ritirata senza una sostituzione diretta. Ma è nel 2025 che abbiamo davvero compreso le ripercussioni pratiche di questo cambiamento.

Al posto della vecchia norma, la prassi consolidata è riferirsi alla serie UNI EN 16798, che era già entrata in vigore nel luglio 2024. Parliamo di 18 parti che coprono ogni aspetto degli impianti aeraulici moderni. Ma il passaggio da una norma unica e italiana a una serie articolata di norme europee non è stato solo un cambio di numerazione: ha richiesto un ripensamento completo dell’approccio progettuale e manutentivo.

Nel corso del 2025, professionisti e aziende hanno dovuto affrontare concretamente questa transizione. I progetti avviati prima del ritiro della UNI 10339 seguivano ancora i vecchi criteri, mentre quelli nuovi dovevano adeguarsi agli standard europei. Questo ha creato una fase di convivenza complessa, dove in uno stesso edificio potevano coesistere impianti progettati secondo riferimenti normativi diversi.

Per il vostro lavoro quotidiano, due parti della UNI EN 16798 sono diventate particolarmente rilevanti. La parte 1 (UNI EN 16798-1) ha introdotto un approccio più olistico nella determinazione delle portate d’aria, integrando considerazioni su qualità dell’aria interna, comfort termico ed efficienza energetica in modo molto più stringente rispetto alla vecchia UNI 10339. Non più solo calcoli di ricambi d’aria, ma valutazioni integrate che considerano il benessere degli occupanti e l’impatto ambientale.
La parte 3 (UNI EN 16798-3) ha portato particolare attenzione alle classi di tenuta degli impianti, aspetto che la vecchia normativa trattava in modo molto più generico. Nel 2025 abbiamo visto le prime verifiche serie su questo fronte: impianti che sulla carta sembravano conformi si sono rivelati carenti quando testati secondo i nuovi criteri di tenuta.

Le perdite d’aria negli impianti di ventilazione, che prima erano considerate un fastidio accettabile, ora sono riconosciute come vere e proprie criticità. Non solo spreco energetico: possono compromettere seriamente la qualità dell’aria, introducendo contaminanti non filtrati negli ambienti. La norma definisce classi di tenuta specifiche (A, B, C, D) con requisiti misurabili e verificabili. Ed è proprio qui che le tecnologie innovative hanno trovato spazio: sistemi di sigillatura avanzati dall’interno delle condotte, come Aeroseal, hanno dimostrato di essere efficaci nel raggiungere e certificare livelli di tenuta Classe A e B che con i metodi tradizionali sarebbero estremamente difficili o impossibili da ottenere. Il mercato ha risposto positivamente a queste soluzioni, con una crescita significativa degli interventi di sigillatura in tutta Europa.

UNI 11976: la standardizzazione della misurazione

Ad aprile 2025 è stata ratificata la UNI 11976 sull’ergonomia dell’ambiente fisico e la valutazione della qualità dell’aria interna. Potrebbe sembrare l’ennesimo documento tecnico, ma rappresenta un passaggio fondamentale: per la prima volta abbiamo metodologie precise e standardizzate per il monitoraggio degli inquinanti negli ambienti confinati.
Prima di questa norma, ogni professionista o laboratorio poteva usare metodi diversi, rendendo difficile confrontare i risultati o stabilire benchmark affidabili. Ora abbiamo un riferimento condiviso che permette di valutare oggettivamente la qualità dell’aria e di confrontare le performance di edifici diversi.
Per voi RSPP significa poter basare le vostre valutazioni del rischio su dati comparabili e riconosciuti. Significa poter dimostrare con evidenze scientifiche l’efficacia degli interventi implementati. Significa trasformare la qualità dell’aria da concetto astratto a parametro misurabile e gestibile.

Compliance: da obbligo a vantaggio competitivo

Parliamo con franchezza: molte aziende vedono ancora le normative come un peso, un costo da sostenere per evitare sanzioni. Ma questa visione è miope e dannosa. La compliance normativa, quando gestita strategicamente, diventa un potente strumento di competitività.

Pensateci: un’azienda che garantisce ai propri dipendenti ambienti di lavoro con aria certificata di alta qualità avrà meno assenze per malattia, maggiore produttività, più attrattività nel mercato del lavoro. Studi recenti dimostrano che migliorare la qualità dell’aria indoor può aumentare le performance cognitive fino al 61% e ridurre l’assenteismo fino al 35%. Ma i vantaggi vanno oltre. La conformità alle normative più recenti vi protegge da rischi legali e reputazionali. Un incidente legato alla scarsa qualità dell’aria può costare milioni di euro in contenziosi, oltre al danno d’immagine. Al contrario, dimostrare proattivamente l’impegno per la salute dei lavoratori rafforza la reputazione aziendale e la fiducia degli stakeholder.
Inoltre, molti dei requisiti normativi più recenti portano direttamente a risparmi energetici. Impianti ben mantenuti e privi di perdite consumano significativamente meno energia. La compliance diventa quindi anche un investimento in efficienza operativa.

Protocolli e sicurezza: il valore della standardizzazione

Le normative non sono solo numeri e soglie da rispettare. Sono protocolli che standardizzano le procedure, riducendo la variabilità e i rischi associati all’improvvisazione. Ogni volta che un tecnico interviene su un impianto seguendo protocolli standardizzati, la probabilità di errori diminuisce drasticamente.
Prendiamo la pulizia igienica degli impianti di aspirazione fumi incombusti a servizio delle cucine professionali. Senza protocolli chiari, ogni operatore potrebbe usare metodi, prodotti e frequenze diversi. Il risultato? Qualità variabile, impossibilità di confrontare le performance, difficoltà nel pianificare gli interventi. Con l’aggiornamento della UNI EN 15780:2025, invece, abbiamo procedure definite, criteri di gestione igienica misurabili, frequenze raccomandate basate sui tempi di utilizzo e sull’accumulo di grassi atteso.

La standardizzazione protegge anche i lavoratori. Procedure chiare significano meno esposizione a rischi, sia per chi esegue la manutenzione sia per chi lavora negli ambienti serviti dagli impianti. Significa poter formare il personale in modo uniforme, creare checklist verificabili, documentare gli interventi in modo tracciabile.
In caso di ispezioni o audit, la documentazione della conformità ai protocolli normativi diventa la vostra migliore difesa. Non state solo dichiarando di aver fatto manutenzione: state dimostrando di averla fatta secondo standard riconosciuti, con metodologie validate, producendo risultati verificabili.

Formazione e divulgazione: investire nella conoscenza

Le normative più avanzate servono a poco se i professionisti non le conoscono o non sanno come applicarle concretamente. Per questo, la formazione continua e la divulgazione tecnica sono pilastri fondamentali per l’evoluzione del settore.
Nel 2025 si è intensificata l’attività formativa su tutto il territorio nazionale, con corsi specifici dedicati ai nuovi aggiornamenti normativi. Ma la vera sfida non è solo spiegare cosa dice la norma: è mostrare come applicarla nella pratica quotidiana, quali strumenti usare, come documentare la compliance, come affrontare le situazioni critiche.
Ma la divulgazione va oltre i corsi formali. Attraverso convegni di settore, pubblicazioni tecniche, webinar e piattaforme digitali, la comunità professionale condivide costantemente aggiornamenti, casi studio e best practices. L’obiettivo è creare una rete di professionisti informati, capaci di anticipare i cambiamenti invece di subirli.

Perché questo è il punto cruciale: le normative continueranno a evolversi, spinte dalle evidenze scientifiche e dalle emergenze ambientali. Chi si forma continuamente sarà sempre un passo avanti. Chi aspetta di essere costretto dal legislatore sarà sempre in affanno, sempre in ritardo, sempre vulnerabile.

Riflessioni finali: la norma come opportunità

Il panorama normativo del 2025 ci ha consegnato strumenti più avanzati, standard più stringenti, aspettative più elevate. Ma dietro ogni nuova norma c’è una comprensione più profonda di come gli impianti di trattamento aria influenzino la salute e il benessere delle persone.

Come professionisti della sicurezza e della salute sul lavoro, avete la responsabilità e l’opportunità di essere protagonisti di questa trasformazione. Le normative non sono vincoli che limitano la vostra azione: sono alleati che vi forniscono basi solide per richiedere investimenti, implementare cambiamenti, dimostrare risultati.
Un RSPP o un HSE Manager che padroneggia le normative, che sa interpretarle e applicarle concretamente, che anticipa i cambiamenti invece di subirli, diventa una risorsa strategica per l’azienda. Non più solo il garante della conformità, ma il promotore di un ambiente di lavoro più sano, più sicuro, più produttivo.

Il settore dell’igiene aeraulica sta vivendo una fase di profonda innovazione, spinta dalle normative ma anche dalla tecnologia e dalla crescente consapevolezza. Le aziende specializzate stanno investendo in ricerca, formazione e tecnologie sempre più avanzate per rispondere a queste nuove esigenze. Ma il vero cambiamento lo farete voi, nelle vostre aziende, ogni giorno. Ogni valutazione del rischio che conducete con maggiore precisione, ogni piano di manutenzione che implementate seguendo le best practices, ogni corso di formazione che frequentate per restare aggiornati: questi sono i mattoni con cui stiamo costruendo ambienti di lavoro migliori.

Le normative del 2025 hanno alzato l’asticella. Sta a noi professionisti accettare la sfida e trasformarla in opportunità di crescita, per le nostre competenze, per le nostre aziende, per la salute di chi lavora con noi.

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