visione innovativa e tecnologica nel settore ESG

Visione innovativa e tecnologica nel settore ESG

In questa intervista, Katerina Marozava – Independent ESG ed EHS Advisor e Auditor – condivide la sua visione sull’innovazione normativa e tecnologica nel settore ESG, a partire dalla sua esperienza nella certificazione e nella consulenza

Puoi raccontarci qualcosa del tuo background formativo e professionale? Che ruoli ricopri attualmente e in che contesto?

Il mio percorso professionale si è sviluppato tra sostenibilità, salute e sicurezza, governance e gestione dei rischi, sia in contesti industriali sia nella consulenza strategica. Dopo esperienze come Sustainability Manager in un gruppo italiano parte di una multinazionale, oggi sono fondatrice di Klondike, società di consulenza specializzata in ESG, EHS e governance del rischio.
Accanto all’attività professionale, sono socia di AIAS e membro del comitato di redazione di AIASMAG, dove contribuisco con attività editoriali sui temi di sostenibilità e governance. Supporto inoltre alcuni progetti internazionali dell’associazione in collaborazione con ENSHPO, partecipando al dialogo europeo sul ruolo dei professionisti della sicurezza e della sostenibilità. Sono altresì membro dell’UNI (Ente Italiano di Normazione) e dell’AIIA (Associazione Italiana Internal Auditors).
Per quanto riguarda la formazione, ho conseguito una laurea in economia aziendale e un master in comunicazione interculturale, e sto completando un percorso magistrale in Governo e Direzione d’Impresa. Questa combinazione tra competenze economiche, gestionali e comunicative mi ha permesso di operare in contesti internazionali e multidisciplinari.

Come vedi l’evoluzione del ruolo della normazione tecnica nel guidare le pratiche ESG delle organizzazioni?

La normazione tecnica sta diventando centrale nel tradurre i principi ESG in pratiche operative. Se in passato gli standard erano strumenti di certificazione, oggi rappresentano modelli di governance.
In un contesto normativo complesso, gli standard aiutano a trasformare concetti come sostenibilità e due diligence in processi, ruoli e indicatori concreti. Nei prossimi anni saranno sempre più integrati con risk management e strategia, diventando un fattore di competitività.

Quali sono le principali sfide che le aziende italiane ed europee affrontano nel gestire questo complesso panorama normativo in continua evoluzione?

La prima sfida è la complessità e la velocità del cambiamento normativo. Direttive come CSRD e CSDDD richiedono alle aziende un livello di trasparenza e controllo sulla catena del valore che molte organizzazioni non hanno mai gestito in modo strutturato.
Un secondo tema è l’integrazione: spesso la sostenibilità è ancora vista come una funzione separata, mentre le nuove normative richiedono un approccio trasversale che coinvolga governance, finanza, Operations e supply chain.
Infine, esiste un gap tecnologico e culturale. Molte aziende non dispongono ancora di sistemi informativi adeguati alla raccolta dei dati ESG, né delle competenze interne necessarie per interpretare correttamente i requisiti normativi.

Considerando la tua esperienza, quale approccio metodologico ritieni più efficace per aiutare le organizzazioni a trasformare la compliance normativa da “obbligo” a “opportunità strategica”?

L’approccio più efficace è quello basato sull’integrazione tra compliance, gestione del rischio e strategia aziendale. La normativa non va letta solo come un elenco di adempimenti, ma come una mappa dei rischi e delle opportunità che possono influenzare il modello di business.
In pratica, questo significa partire da un’analisi di materialità e di rischio, collegarla agli obiettivi strategici e integrare i requisiti normativi nei processi decisionali, nei sistemi di controllo e nei KPI aziendali.
Quando la sostenibilità entra nei sistemi di governance e nelle decisioni di investimento, smette di essere un costo e diventa uno strumento di resilienza e creazione di valore nel lungo periodo.

Con l’introduzione della CSRD e della CSDDD, come pensi cambierà il rapporto tra le aziende e i loro stakeholder, in particolare nella gestione della catena del valore?

Queste direttive segneranno un passaggio importante da una logica di rendicontazione a una logica di responsabilità estesa lungo tutta la catena del valore. Le aziende non saranno più valutate solo per le proprie performance interne, ma anche per l’impatto delle loro relazioni con fornitori, partner e comunità. Questo comporterà una maggiore trasparenza, ma anche una maggiore collaborazione con gli stakeholder.
Vedremo modelli di supply chain più strutturati, con sistemi di qualifica, monitoraggio e sviluppo dei fornitori, e una crescente integrazione tra sostenibilità, procurement e gestione del rischio.

Dalla tua prospettiva, quali sono i gap più comuni nelle organizzazioni italiane e quali competenze stanno diventando più strategiche?

I gap più frequenti riguardano una governance ESG poco strutturata, sistemi di raccolta dati non integrati e scarsa connessione tra sostenibilità, risk management e strategia.
Le competenze più richieste sono quelle ibride, tra normativa, tecnologia e gestione del rischio: professionisti capaci di leggere una direttiva europea, dialogare con l’IT e comprendere i processi aziendali.

Nella tua esperienza, quali tecnologie stanno avendo l’impatto più significativo? Pensi che l’intelligenza artificiale possa rivoluzionare questo campo?

Le tecnologie che stanno avendo l’impatto maggiore sono le piattaforme di gestione dei dati ESG integrate con i sistemi aziendali, in particolare quelli di supply chain e finanza. Strumenti di data analytics e automazione dei flussi informativi stanno riducendo il rischio di errore e migliorando la qualità della rendicontazione.
L’intelligenza artificiale ha un potenziale enorme, soprattutto per l’analisi dei rischi lungo la catena del valore, l’elaborazione di grandi quantità di dati normativi e il monitoraggio continuo della conformità.
Tuttavia, l’AI non può sostituire il giudizio umano, soprattutto in ambiti complessi come l’etica, i diritti umani o la governance.

Quali sono i rischi e le opportunità nell’utilizzo dell’AI per l’ESG?

Tra le opportunità principali c’è la possibilità di gestire grandi volumi di dati, individuare pattern di rischio e supportare decisioni più informate e tempestive.
I rischi riguardano soprattutto la qualità dei dati, i bias degli algoritmi e la mancanza di trasparenza nei modelli decisionali. In ambito ESG, dove le scelte hanno un forte impatto sociale e reputazionale, la governance dell’AI diventa un tema centrale.
È fondamentale che le organizzazioni sviluppino sistemi di controllo, audit e responsabilità anche per le soluzioni basate su AI.

Come immagini che l’intersezione tra tecnologia, normazione e governance evolverà nei prossimi anni? Quali competenze professionali saranno più richieste?

Nei prossimi anni vedremo una crescente convergenza tra questi tre ambiti. La normazione diventerà sempre più orientata ai dati e ai sistemi digitali, mentre la governance aziendale dovrà integrare strumenti tecnologici avanzati per gestire rischi complessi e globali.
Le competenze più richieste saranno quelle interdisciplinari: professionisti capaci di unire conoscenze normative, competenze tecnologiche e visione strategica.

Qual è il messaggio chiave che vorresti condividere con i lettori di Alisea Journal?

L’innovazione normativa e tecnologica non deve essere vista come un ostacolo, ma come un’opportunità per ripensare i modelli di business in chiave più resiliente, trasparente e sostenibile.
Le aziende che riusciranno a integrare sostenibilità, governance e tecnologia nei propri processi decisionali saranno quelle più preparate ad affrontare l’incertezza dei prossimi anni e a creare valore nel lungo periodo.


Intervista di Katerina Marozava per Alisea Journal 13.
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