Intervista a DANIELE SARTORI – HSE, Manager Salute, Sicurezza e Ambiente di una multinazionale italiana del settore alimentare
La storia esemplare di Daniele, prossimo alla pensione, che da anni si occupa di Sicurezza, Ambiente ed Energie in una delle aziende più conosciute al mondo.
Come prima cosa, complimenti per il suo traguardo: sappiamo che sta per andare in pensione! Lei ha decisamente fatto carriera, diventando HSE di una delle aziende alimentari più conosciute nel mondo. Ci racconta il suo percorso?
Volentieri! Sono entrato in azienda il 7 gennaio 1988… arrivavo dalla Polizia di Stato, ed ero in servizio a Palermo. Un po’ per i timori di quell’epoca, un po’ per l’insistenza di mio padre, mi sono dimesso e sono entrato in azienda, in reparto confezione con un contratto a notte fissa. Dopo un anno circa sono passato a tre turni lavorando in produzione, alla conduzione forni.
Successivamente sono stato spostato in magazzino, diventando prima carrellista e poi trasferito in ufficio spedizioni. Grazie agli studi di informatica, vengo poi reclutato da un progetto di sede per installare la tracciabilità del prodotto finito, che mi ha fatto conoscere per un anno e mezzo tutti gli stabilimenti e i depositi italiani. Al rientro, al pensionamento del mio responsabile, divento responsabile della logistica in stabilimento (Prodotti Finiti, Materie Prime e Imballi). L’azienda decide dopo qualche tempo di dare in outsourcing la logistica e i dipendenti dei magazzini sono stati assorbiti dall’azienda esterna. Tutti tranne me, che non ho accettato il passaggio e ho avuto la possibilità di rimanere in Stabilimento, adattandomi a fare “quel che c’era da fare” (capoturno prima, magazzino ricambi, pianificazione arrivo farine).
Al pensionamento del mio predecessore, correva l’anno 2003, sono poi diventato prima responsabile ambiente e poi RSPP, un mestiere in evoluzione, al quale non avrei mai pensato. Ma ben presto mi sono appassionato, tanto da occuparmi di Sicurezza, Ambiente ed Energie da allora ad oggi con grande passione. Avendo i contributi versati da mio padre sin da quando ero un ragazzo, a due anni e mezzo dalla pensione ho deciso di accettare la possibilità di un’uscita anticipata a fine anno, dopo 37 lunghi anni, un traguardo che al giorno d’oggi non è così scontato raggiungere!
Quali sono le sfide che affronta l’HSE di un’azienda alimentare che ha decine di stabilimenti produttivi in Italia e nel mondo?
Nell’azienda in cui lavoro la questione sicurezza è molto sentita, tanto da avere qualche infortunio, ma proprio di poco conto. La sfida di un HSE, dal mio punto di vista, è quella di imporre alcuni cambiamenti necessari, al personale di linea e preposti, non essendo il “capo” di nessuno, utilizzando solo fiducia e leadership.
Qual è il ruolo degli impianti aeraulici in uno stabilimento alimentare e perché sono così importanti? Ha degli aneddoti da raccontarci a riguardo?
Importantissimo ruolo ovunque, sempre; ancor di più in uno stabilimento alimentare nel quale si producono prodotti di largo consumo, a tutela di chi va a fare la spesa al supermercato o negozio che sia. Durante la pandemia da Covid-19, la fobia che si era venuta a creare per ogni cosa ha raggiunto anche la paura di contagio dalle canalizzazioni di condizionamento, tanto che alcuni chiedevano se lo potessimo tenere spento! L’aver messo in piedi con Alisea un programma di gestione di tali impianti, oltreché all’azione di pulizia e sorveglianza, ha creato fiducia anche negli operatori più scettici.
Da parte mia, la convinzione di essere “protetto” anche legalmente da un’azienda come Alisea, attraverso il DVR Aeraulico e la gestione successiva, c’è sempre stata, tanto da installare di recente anche nuovi sistemi come Remotair, che speriamo
di diffondere anche ad altri siti produttivi.
Com’è cambiato il modo in cui si affronta l’aspetto della sostenibilità da quando ha iniziato fino ad oggi? Qual è il suo parere su questo argomento?
Iniziando questo mestiere dall’argomento Ambiente, dal 2003 ad oggi la sensibilità sul tema è notevolmente cambiata. Anche a causa di scenari che sembrano lontani da noi, ma che invece ci coinvolgono in prima persona, soprattutto per il tema energetico con l’aumento dei prezzi.
Due consigli che darebbe al sé stesso di inizio carriera (e quindi, alle nuove leve)?
Il primo consiglio, se parlo del mio lavoro, è sicuramente quello di farlo solamente se si è appassionati al tema. Altrimenti diventa tutto complicato e si perde tantissimo in credibilità. Aspetto fondamentale per un RSPP. A volte risulta estenuante, per cui è necessario avere a cuore la sicurezza dei colleghi, l’ambiente e la sostenibilità di ciò che si progetta. Il secondo è di non perdere mai la volontà di sperimentare. Ho visto e sentito miei colleghi spaventarsi di fronte alle novità, sia legislative che di gestione. Certo, è un mestiere che si è evoluto nel tempo e a volte non sempre le intenzioni del legislatore vengono tradotte in modo politicamente corretto.